Seduti
in una stanza il russo e la sua amica,
con
la virtù che avanza per perdere la vita.
Compagna
del coraggio dotata di un grilletto
incita
il suo matto a compiere il delitto.
La
schiavitù dei pazzi, del pazzo e del suo onore
di
fronte ad altri occhi per vendere l'orrore.
Le
vene della fronte, il sudore freddo scende
l'amica
non risponde, per la prima non si offende.
E
l'altro turno giunge, secondi guadagnati
ciò
può essere un motivo per sentirsi già premiati.
La
compagna parallela, ella stessa tace quieta,
la
prima corsa è andata, continua la discesa.
Stringendo
nella mano la compagna di avventura
la
presa già più stretta, più folle e più sicura.
Si
addentra nei meandri della mente sua malata
e
senza render nota alcuna, la mano è già bella che andata.
Silenzio
impreturbabile, silenzio maledetto
le
mura a lui intorno son sempre color gesso.
Corda
di violino dalla faccia imbalsamata
senza
pensar di più dell'altro questo compie la bravata.
Ma
le mura ormai annoiate non cambiano colore
altri
secondi arrivano a prolungare la tensione.
Avviata
ormai la corsa della mente tormentata
il
russo no, non esita a consumare la giornata
Un
ghigno ben sicuro, la canna sulla tempia
essia
per la terza volta, rinizia la tormenta.
L'amica
cara avverte, c'è puzza lì nell'aria
ella
stessa gli sussurra della situazione sua precaria
Paura
a fior di pelle, parte un gran fragore
il
compagno dinanzi a lui, grida di terrore.
Il
terrore lento scende nel cuore del ragazzo
che
premendo il suo grilletto sentì solo uno scatto.
Allor
l'uomo a lui davanti si riprese al sol vedere
e
con lenti movimenti ritornò a sedere.
Non
più tanto sicuro, della sua motivazione
ormai
tirato in causa, solleva la questione.
si
deve fare proprio, una simile follia?
ci
sono altri modi, per scovare l'allegria!
l'altro
ormai convinto della sua immortalità
urla
parole e frasi prive di qualsiasi umanità.
Convinto
ma non troppo, ballando per un gioco
la
vita del secondo , ormai come di un topo
rassegnato
al suo destino si appresta ad impegnarsi
a tinger di rubino,il suo compagno d'armi.
un
tonfo sordo e freddo entra in un secondo
nell'aria
ferma e cupa che abbraccia il moribondo.
Il
russo esterrefatto, contento dell'evento
pulisce
via il sangue, dal naso e dal suo mento.
E'
questa la vittoria, ancora sofferenza
e
che sia lui il perdente, a scontar la penitenza?
Mariano D'Amico 2009